di Giorgia Clementi
La raccolta del grano duro nella regione si avvia verso la conclusione e, almeno nelle aree dove il clima ha accompagnato positivamente il ciclo produttivo, il bilancio appare incoraggiante. Dopo le aspettative di inizio campagna, arrivano le prime conferme: rese soddisfacenti, peso specifico elevato e una qualità complessivamente migliore rispetto allo scorso anno.
A preoccupare, ancora una volta, è però il fronte economico. Il prezzo annunciato per la nuova campagna si mantiene infatti su livelli considerati troppo bassi dagli agricoltori, soprattutto alla luce dell’aumento dei costi di produzione.
Un quadro più dettagliato arriva dalle colline tra Morro d’Alba, Jesi e Val Cesano, dove la raccolta è seguita da Pierfrancesco Paccagnani, agente del Consorzio Agrario di Ancona per Morro d’Alba, che raccoglie grano per circa 2.000 ettari.
“Siamo arrivati a circa tre quarti di trebbiatura – spiega Paccagnani – e abbiamo raccolto intorno ai 60 mila quintali. La qualità è buona, sicuramente migliore rispetto allo scorso anno: abbiamo proteine che vanno dal 12 al 14%, chiaramente con differenze legate alle concimazioni effettuate, e un peso specifico che si attesta sugli 83-84”.
“Stagione positiva, dalla semina alla trebbiatura”
A giocare un ruolo importante nella campagna in corso è stato l’andamento meteorologico. “La stagione è stata positiva dalla semina alla raccolta, almeno nelle nostre zone – continua Paccagnani –. Non abbiamo avuto problemi legati al maltempo, allettamenti o piogge nella fase finale, quindi il grano è arrivato alla trebbiatura nelle condizioni migliori”.
Per completare la raccolta manca ancora circa una settimana: “l’auspicio è che continui il bel tempo. Una pioggia ora sarebbe utile ai girasoli, che con queste temperature stanno soffrendo, ma sarebbe negativa per il grano ancora in campo”.
Dal punto di vista produttivo, le rese hanno confermato un andamento soddisfacente: “anche i ristoppi sono andati bene, con produzioni intorno ai 40 quintali, mentre sul sodo siamo arrivati anche a 60-65 quintali”.
Concimazioni fondamentali, ma i costi frenano
Secondo Paccagnani, la qualità del prodotto resta strettamente legata alla tecnica produttiva, soprattutto alla gestione delle concimazioni. “L’ideale sarebbe fare quattro interventi: una concimazione iniziale con fosforo, poi una con solfato ammonico e due con urea. In particolare l’ultima concimazione è fondamentale perché viene fatta quando c’è già la spiga e serve a sostenere il contenuto proteico”.
Una fase che quest’anno, però, in diversi casi è stata penalizzata dai costi: “molti agricoltori hanno dovuto ridurre gli interventi perché il concime oggi costa circa 80 euro al quintale, con punte anche di 90. Le spese sono aumentate tutte”.
Il risultato, nonostante le difficoltà, resta comunque positivo: “la qualità non è male anche se non tutto il grano raccolto è proteico. Quello con una buona media, intorno al 13,5% di proteine, rappresenta circa il 30%, mentre il restante 70% ha caratteristiche inferiori”.
Prezzo troppo basso
Il nodo principale resta quindi quello della remunerazione. “Il prezzo dovrebbe essere comunicato lunedì, ma siamo orientativamente intorno ai 25 euro al quintale – spiega Paccagnani -. Per coprire i costi servirebbero almeno 32-33 euro. Siamo 6-7 euro sotto quello che sarebbe il fabbisogno dell’agricoltore”.
Una situazione che rischia di mettere in difficoltà le aziende agricole: “con questi prezzi, anche con una buona produzione, si riescono a coprire i costi ma difficilmente si riesce a guadagnare”. Secondo l’agente del Consorzio Agrario, il rischio è quello di un progressivo ridimensionamento degli investimenti: “sempre più agricoltori affermano che, se il prezzo non sale, saranno costretti a non concimare più. Non perché non voglia fare qualità, ma perché non ha più margine”.
Una situazione, quella attuale, che rende così il lavoro agricolo sempre più fragile: “questa è un’agricoltura che non ammette imprevisti. Basta un guasto alle attrezzature o una produzione più bassa per andare in difficoltà”. La differenza tra un’annata buona e una problematica può essere infatti determinante: “se un anno raccogli 40 quintali invece di 60, con questi prezzi l’azienda rischia di trovarsi in seria difficoltà. Salvarti solo grazie alla produzione è rischioso perché non è detto che l’annata sia sempre favorevole”.