1897
Nasce il Consorzio Agrario
Un gruppo di 122 agricoltori della Provincia costituirono legalmente il Consorzio Agrario di Ancona, sotto la Presidenza dell’Ing. Carlo Moroder di Ancona.
1934
La fusione
Fusione fra il Consorzio Agrario e la Sacepa (Società agricola cooperativa per l’esportazione dei prodotti agricoli) per creare un unico organismo.
2016
Punto di riferimento per l'agricoltura provinciale
Dopo più di cento anni il Consorzio Agrario Provinciale anconetano continua a svolgere la sua funzione di guida e riferimento per tutta l'agricoltura anconetana

Alcuni cenni storici

L’origine risale al lontano 22/07/1897 quando un gruppo di 122 agricoltori della Provincia, stimolato particolarmente dalla costituzione dei primi Consorzi Agrari in Emilia Romagna, dalle necessità imposte dall’agricoltura in sviluppo, nonché dall’opera proficua ed incessante svolta dalle Cattedre ambulanti, sul piano tecnico e culturale, costituirono legalmente il Consorzio Agrario di Ancona, sotto la Presidenza dell’Ing. Carlo Moroder di Ancona.

La presidenza onoraria del nuovo Ente fu conferita al grande cattedratico e pioniere della moderna tecnica colturale, prof.Antonio Bizzozzero di Parma, che ne indicò la struttura statutaria ed i compiti, sulla traccia delle istituzioni agrarie parmensi da diversi anni operanti in quelle zone.

 

Nel suo primo anno di attività, il Consorzio Agrario contava 180 soci per circa 258 azioni, con capitali e riserve ammontanti a £. 5.289 e con un importo di merci vendute di £. 4.923,46.

Non mancarono certo, le difficoltà nei primi anni di vita: la diffidenza, l’individualismo, la mentalità attaccata alla tradizione, la condizione di sottosviluppo, non consentivano o ostacolavano fortemente l’applicazione dei nuovi indirizzi e l’introduzione di moderni mezzi tecnici.

Tuttavia, la spinta dei tempi dava ragione all’attività del Consorzio Agrario se, dieci anni dopo, nel 1907, esso poteva annoverare 777 soci, portare il capitale e le riserve a £. 60.906,06 ed aumentare l’importo delle merci vendute a £. 800.000 circa.

Ciò significava che, malgrado tutto, gli agricoltori cominciavano a capire che soltanto nella cooperazione, nella unione delle forze per il raggiungimento di comuni intenti, si poteva far uscire l’agricoltura dal secolare letargo e dai redditi di miseria

 

Di pari passo, anche nelle zone interne dell’anconetano, in particolare nelle campagne di Jesi e della Vallesina, tali esigenze di sviluppo erano quanto mai sentite: infatti, all’opera meritoria di uno oscuro frate, padre Rinaldi, svolta alcuni decenni prima in soccorso alle miserevoli condizioni delle popolazioni contadine, rimaste all’epoca feudale, seguì la costituzione del Comizio agrario del circondario di Ancona, con sede in Jesi e, successivamente, nel 1896, sorse una società per l’esportazione dei prodotti agricoli, divenuta nel 1905 la Sacepa (Società agricola cooperativa per l’esportazione dei prodotti agricoli), sotto la presidenza del professor Eugenio Mazzarini di Jesi.

Quest’ultima nel 1908, contava già 153 soci, con un patrimonio sociale di £. 49.525 e con un importo annuo di merci vendute di £. 222.788,46.

Ad una certa rilevanza addivenne l’organizzazione agricola jesina se attraverso ad essa, come raccontano le cronache del 1911, si formulavano i patti colonici, attraverso trattative con le Leghe bianche e rosse che sostenevano le aspirazioni dei contadini.

Ovviamente, le organizzazioni agricole dell’epoca erano strumenti in gran parte in mano ai proprietari terrieri, per la difesa dei loro interessi.

 

Subito dopo la fine della prima guerra mondiale, sia il Consorzio Agrario che la Sacepa fecero un grande balzo in avanti nelle loro attività, così come risulta dai bilanci dell’epoca (1920), con un volume di vendita raddoppiato, rispettivamente, da £. 4.923.523,77 del 1919 a £. 8.509.805,99 del 1920 e da £. 1.647.360,61 a £.2.437.963,61.

Sin dal 1897 accompagnò la vita e le vicende del Consorzio Agrario, svolgendo un efficace propaganda tra gli agricoltori, la rivista “Il Cooperatore Agricolo”.

Nel 1934, con atto del 3 maggio, il Consorzio Agrario e la Sacepa si fusero in un unico organismo Consorzio Agrario Cooperativo della Provincia di Ancona.

La sua attività si estese su tutta la provincia, anche nelle zone montane di Sassoferrato, dove il Consorzio assorbì, con decreto di fusione del 22.11.1939, il locale Circolo agricolo.

Al termine della dittatura fascista e della seconda guerra mondiale, le condizioni economiche del Consorzio riflettono il caos determinato dalla tragica situazione in cui versa il Paese ed il suo patrimonio immobiliare è quasi totalmente distrutto dalle vicende belliche.

Tuttavia, in tali difficili condizioni, esso svolse ugualmente funzioni di primaria importanza, provvedendo all’immagazzinamento ed alla distribuzione di prodotti alimentari, allora tanto necessari per la sopravvivenza delle popolazioni prive di tutto, ed anche dei prodotti utili all’agricoltura per la ripresa della produzione agricola nelle campagne devastate dalla guerra.

Attraverso l’impegno dei Dirigenti e dei lavoratori dipendenti, il patrimonio distrutto fu rapidamente ricostruito con tecniche più adeguate e con attrezzature moderne, anzi, tale impegno univoco portò il Consorzio ad aumentare considerevolmente il patrimonio e le attività, ciò dovuto anche alla sua nuova ristrutturazione democratica rappresentativa di tutte le categorie agricole, a seguito della nuova legge sui Consorzi Agrari, sostenuta dall’allora Ministro Segni, n.1235 del 7 maggio 1948, che evidenziava l’aspetto cooperativistico dell’Ente.

Tale struttura organizzativa è, oggi, divenuta il necessario punto di riferimento per ogni iniziativa che interessi l’agricoltura provinciale.