17 Mar 2017

Grano: prezzo ancora in calo, magazzini mezzi pieni

“Un cambio di marcia alla politica agricola regionale”

 

Con magazzini ancora mezzi pieni ed una previsione di 4,5 milioni di quintali di grano duro anche per la prossima campagna, le previsioni sui prezzi sembrano negative.

Se ne fa interprete il Consorzio Agrario di Ancona, principale collettore per la raccolta dei cereali, con una quota di mercato di oltre il 40% nella provincia di riferimento – la più vocata per questo tipo di produzione – ed in buona parte di quelle limitrofe. E più che un appello, arriva un grido d’allarme alla Regione Marche: cambiare verso!

“Continuare a concentrarsi solo su inconsistenti mercati di nicchia e perdere di vista l’ossatura della produzione –  sostiene il direttore del Consorzio Andrea Novelli – contribuisce a mettere in ginocchio l’agricoltura marchigiana. Occorrono interventi logistico-strutturali a supporto della commercializzazione e meccanismi di premialità in grado di favorire l’aggregazione dell’offerta e la standardizzazione qualitativa.

Abbiamo il porto di Ancona che è una straordinaria risorsa, tenuto conto che del nostro grano duro dell’ultima campagna, appena il 20% è stato utilizzato da pastifici italiani mentre l’80% ha preso la via dell’esportazione, soprattutto nei mercati del nord Africa. Dobbiamo costruire una filiera organizzata e concreta che possa permettere di restituire valore al prezzo del grano, costruendo un fronte unico che garantista una forza contrattuale nei confronti degli operatori, in particolare quelli stranieri (canadesi in primis), che vengono a caricare con le loro navi il nostro grano per rivenderlo poi nei Paesi emergenti”.

Lo scorso anno il prezzo del grano duro ha subito un calo di oltre il 30% sulla campagna precedente ed in questi primi mesi dell’anno mesi si registra un ulteriore calo del 20%.

L’agricoltore oggi spunta un prezzo medio inferiore ai 180 euro/tonnellata, nettamente al di sotto del costo di produzione.  Ovviamente nessuno vende,  sperando in tempi migliori; innescando il forte rischio che i magazzini, dove sono rimaste molte scorte, non siano più sufficienti per l’ammasso della prossima campagna.

“Serve un riscatto collettivo – aggiunge il presidente del Consorzio Agrario Provinciale di Ancona, Alessandro Alessandrini – perché la coltivazione del grano duro, che è la principale coltura delle Marche, non regge più e sta mandando in forte difficoltà migliaia di aziende agricole e serve un orientamento diverso da parte della Regione per un impiego più efficace dei finanziamenti del Piano di Sviluppo Rurale, a concreto sostegno delle strutture commerciali di stoccaggio.

Un operatore che acquisti per l’industria molitoria nazionale o che intenda imbarcare una nave da 300 mila quintali,  dovrebbe avere un unico interlocutore con cui trattare per avere, sempre, disponibilità di merce, e certezza dei parametri qualitativi richiesti. Ciò oggi non avviene con regolarità con conseguenza negative per tutti a partire proprio dagli agricoltori. Le istituzioni devono ormai aprire gli occhi sul mondo agricolo reale e mettere da parte, o in secondo piano, il sostegno a colture fantasiose e prive di consistenza economica.

Serve un orientamento pragmatico basato sulla concretezza delle azioni, che permetta di recuperare il distacco commerciale,  logistico e di mentalità che ci separa non solo dal Nord America, ma anche dagli altri paesi dell’UE, Francia in testa”.

È inutile ed autolesivo continuare a ripetere il mantra delle “eccellenze dappertutto” per non voler affrontare la realtà che riscontra al contrario un arretramento delle caratteristiche qualitative delle nostre produzioni.

La spirale perversa che si è innescata in questi ultimi anni è molto semplice: i prezzi sono in caduta libera, si riducono al minimo gli interventi sulle coltivazioni, la produzione peggiorano in qualità ed il prodotto vale ancora meno!

Trent’anni fa il grano duro marchigiano aveva comunemente e naturalmente caratteristiche qualitative comparabili, se non superiori, con le migliori produzioni Canadesi, cosa oggi molto difficile da raggiungere.

Sono ormai improrogabili interventi strutturali nelle politiche agricole locali, basta  disperdere soldi per la ricerca sulla Quinoa, o piantare cartamo, o riscoprire tipicità locali improbabili, confondendo l’attività economica agricola con la gastronomia rurale.

Gli interventi per sostenere le filiere devono essere semplici, circoscritti ed efficaci ed in questa situazione di emergenza devo essere rivolti al recupero delle corrette tecniche agronomiche, al giusto impiego dei mezzi di produzione, alla selezione e separazione per caratteristiche qualitative ed alla concentrazione del prodotto.

Quindi premialità diretta per parametri qualitativi, all’utilizzo di sementi certificate, sostegno alle forme di conferimento del cereale, sostegno alla ristrutturazione ed ampliamento dei centri di selezione e primo stoccaggio ed un progetto globale per una moderna rete logistica che permetta di concentrare il prodotto ed offrire lotti consistenti all’industria nazionale e all’esportazione. In fondo è quello che i Francesi hanno fatto 25 anni fa.

 

12 Mar 2017

Rassegna stampa

2017

Qdm Notizie, 12 Marzo 2017, Jesi Consorzio Agrario: cala il prezzo del grano, magazzini mezzi pieni

2016

Agrisole 7 Luglio 2016 “Ancona: macchine, grano e logistica”

Resto del Carlino, 15 Luglio 2016 “Consorzio del grano, buco da 25 milioni – il mercato è crollato, prezzi in picchiata”

Password, 18 Luglio 2016, “Crollo del prezzo del grano, il grido d’allarme del Consorzio Agrario”

Vivere Jesi, 18 Luglio 2016, “Il prezzo del grano crolla, Confagricoltura e Consorzio Agrario: ‘Persi 25 milioni'”

Qdm Notizie, 18 Luglio 2016, “Jesi / Il prezzo del grano in precipitosa discesa, l’allarme del consorzio agrario: ‘ le nostre imprese agricole rischiano grosso’ ” 

Resto del Carlino, 1 Ottobre 2016, ” E’ il girasole l’oro delle Marche. Dai suoi semi un primato nazionale”

Corriere Adriatico, 6 novembre 2016, “Grano da seme: l’alta qualità del Consorzio Agrario di Ancona” 

 

24 Feb 2017

Obbligo patentini trattori: proroga al 31 dicembre

La scadenza prevista per il 12 marzo 2017 per l’effettuazione dei corsi di aggiornamento di cui appunto 9.4 dell’accordo Stato Regioni n. 53/12 è differita al 31 dicembre 2018. Ci si riferisce quindi ai lavoratori del settore agricolo in possesso di esperienza documentata di almeno due anni nell’utilizzo del trattore a ruote o a cingoli (o delle altre attrezzature indicate nell’Accordo ad esempio carrelli elevatori, trattori telescopici, ecc.).

Il termine per l’entrata in vigore dell’obbligo dell’abilitazione all’uso delle macchine agricole, in attuazione di quanto disposto dall’accordo, sancito dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano nella seduta del 22 febbraio 2012, tra il Governo, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, concernente l’individuazione delle attrezzature di lavoro per le quali è richiesta una specifica abilitazione degli operatori, nonché le modalità per il riconoscimento di tale abilitazione, i soggetti formatori, la durata, gli indirizzi e i requisiti minimi di validità della formazione, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 60 del 12 marzo 2012, è differito al 31 dicembre 2017. Entro dodici mesi da tale data devono essere effettuati i corsi di aggiornamento, di cui al punto 9.4 dell’Allegato A al suddetto accordo del 22 febbraio 2012.