di Alberto Maria Alessandrini
Cresce l’attesa circa la reale “struttura” della nuova Pac 2028-2034, una programmazione fondamentale per il settore che, per l’ennesima volta, rischia di essere ridimensionata a discapito soprattutto delle aziende più strutturate. A tal proposito Marche Agricole ne ha parlato con Alessandro Bettini, direttore di Confagricoltura Ancona.

Direttore Bettini, ci sono novità cruciali in merito al prossimo Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034 dell’Unione Europea. La presidenza irlandese del Consiglio UE ha presentato la sua Negotiating box. Qual è la situazione attuale a Bruxelles?
“I giochi per il futuro bilancio europeo stanno entrando nella fase calda. Sabato 10 ottobre la presidenza irlandese ha calato sul tavolo la propria proposta negoziale, che farà da base per il successivo confronto tra i Capi di Stato e di Governo. L’obiettivo è strategico: chiudere l’accordo sul bilancio pluriennale prima della tornata elettorale del 2027, che vedrà coinvolti ben nove Stati membri. Stiamo parlando di importanti risorse che governeranno l’Europa, e in particolare l’agricoltura, dal 2028 al 2034.»
Rispetto alle prime ipotesi della Commissione europea, quali sono i numeri complessivi della manovra?
“Ricordiamo che la Commissione a luglio 2025 aveva prospettato un aumento del bilancio complessivo UE di circa il 60%, prevedendo però un taglio superiore al 20% per le risorse destinate alla PAC. La proposta irlandese riduce la cifra complessiva di circa l’8%, assestando il bilancio a 1.826 miliardi di euro a prezzi correnti (rispetto ai 1.985 miliardi iniziali).”

Come si posizionano gli Stati membri rispetto a questo bilancio? C’è ancora contrapposizione tra i Paesi?
«Assolutamente sì, il confronto è molto duro e vede due blocchi contrapposti. Da un lato ci sono i Paesi cosiddetti “frugali” – Germania, Danimarca, Olanda, Austria, Svezia e Finlandia – che hanno chiesto espressamente una contrazione della spesa. Dall’altro lato troviamo i 17 Paesi “amici della Coesione”, tra cui l’Italia, che chiedono fermamente di non intaccare ulteriormente le risorse per la coesione e per il settore agricolo, già penalizzati dalla Commissione, senza al contempo indebolire la sicurezza e prevedendo un piano di rimborso più graduale per i prestiti del Next Generation EU.»
Entrando nel merito del nostro settore, come viene trattato il budget della PAC nella proposta irlandese?
«Per quanto riguarda il sostegno al reddito degli agricoltori, la presidenza irlandese conferma la dote di circa 294 miliardi di euro a livello UE per il settennio, sostanzialmente in linea con la proposta della Commissione. Da segnalare invece il quasi raddoppio dei fondi per pesca e acquacoltura, che salgono da 2 a 4 miliardi. I Piani nazionali e regionali di partenariato scendono leggermente, da 865 a 837 miliardi. Tuttavia, evidenzio due aspetti chiave di particolare rilievo per le nostre aziende: in primo luogo il Rural target dove il 10% dei Piani (al netto di PAC e pesca) viene riservato alle aree rurali. Per l’Italia parliamo di circa 5 miliardi di euro, anche se occorre chiarire se potranno essere destinati direttamente al sostegno al reddito. Oltre a questo, anche la Flessibilità (il cosiddetto “pacchetto Meloni”) grazie alla quale gli Stati avranno la possibilità di convertire quota delle risorse del Piano nazionale a favore della PAC o delle zone rurali. Per l’Italia avrebbe un valore stimato di 4,5 miliardi nei sette anni.»
Quali sono invece i punti che destano maggiore preoccupazione per Confagricoltura?
«Ci preoccupa profondamente il forte ridimensionamento della EU Facility, lo strumento pensato per la gestione delle emergenze impreviste (come crisi di mercato, indennizzi per eventi catastrofali o emergenze di frontiera). Il fondo scende da 63 a circa 36 miliardi di euro. Nello specifico, la riserva di crisi per l’agricoltura si riduce da 6,3 a soli 4,4 miliardi per l’intero settennio. In occasione dell’accordo con il Mercosur, la Commissione aveva prospettato 6,3 miliardi per compensare eventuali contraccolpi economici. Come Confagricoltura avevamo subito denunciato che si trattava di un’unica cassa comune esposta ai tagli dei vertici europei per qualsiasi tipo di crisi. Purtroppo, la proposta irlandese conferma puntualmente i nostri timori.»
Per quanto riguarda i pagamenti diretti alle imprese agricoli, quali sono le novità operative all’orizzonte?
«Su questo aspetto ci sono cambiamenti sostanziali su tre fronti. Innanzi tutto, sul pagamento per ettaro, la presidenza irlandese propone una forchetta compresa tra 90 e 240 euro/ha (rispetto alla fascia 130-240 euro/ha prevista dalla Commissione). In secondo luogo, abbiamo la degressività dei contributi. La Commissione ipotizzava tagli già a partire da 20.000 euro. L’Irlanda propone invece una riduzione del 15% sulla fascia tra 100.000 e 125.000 euro, del 25% tra 125.000 e 150.000 euro, e del 50% per le quote superiori ai 150.000 euro. Viene lasciata facoltà agli Stati di introdurre riduzioni anche sotto i 100.000 euro. Infine, il c.d. capping (tetto massimo). Qui la Commissione voleva renderlo obbligatorio sopra i 100.000 euro mentre la proposta irlandese lo trasforma invece in una misura volontaria per gli importi superiori a 300.000 euro.»
In conclusione, quale sarà l’impegno di Confagricoltura nei prossimi giorni?
«Seguiremo passo dopo passo lo svolgimento e gli esiti del Vertice del 15 e 16 ottobre. Il nostro obiettivo è garantire che le esigenze reali delle imprese agricole del nostro territorio vengano tutelate a tutti i livelli istituzionali. Informeremo tempestivamente tutti i nostri associati non appena emergeranno i primi risultati ufficiali dalle trattative di Bruxelles.»