di Giorgia Clementi

Metà campagna e prime rese alla prova del clima. La raccolta del girasole nelle Marche sta confermando le difficoltà attese dopo settimane di caldo e siccità, ma il quadro non è uniforme. Se in alcune zone dell’Anconetano le rese sono crollate rispetto allo scorso anno, nel Maceratese la situazione è in recupero, soprattutto per le semine più tardive.

Nell’Anconetano, rese dimezzate rispetto allo scorso anno

A fare il punto sulla zona di Morro d’Alba, Jesi e Val Cesano è Francesco Paccagnani, agente del Consorzio Agrario Terre di Mezzo. A circa metà raccolta la resa media si attesta a 15,81 quintali per ettaro, contro i 30-35 quintali dello scorso anno. “Abbiamo una resa molto bassa. Questo dipende principalmente dal clima: purtroppo ci sono stati oltre 50 giorni con temperature sempre comprese tra i 35 e i 40 gradi, senza acqua e con i terreni secchi” spiega Paccagnani.

La situazione varia però, in modo importante, a seconda dei terreni: nei più freschi si arriva a 25 quintali per ettaro, mentre in quelli più secchi si è scesi anche a 8-9 quintali. Ancora più pesante il bilancio delle seconde semine, dove in alcuni campi, anche a causa dei danni provocati da piccioni e lumache, non si arriva a 6 quintali per ettaro. A pesare è anche il peso specifico, passato dai 44-45 dello scorso anno agli attuali 36-37. “La peggior campagna di sempre” sottolinea Paccagnani, con un “quintalaggio che è la metà di quello raccolto lo scorso anno”.

La raccolta, iniziata circa 20 giorni prima rispetto allo scorso anno, dovrebbe concludersi intorno al 20 settembre. Le piogge delle ultime settimane sono arrivate troppo tardi per incidere significativamente sulle colture già compromesse: “I 40 millimetri di pioggia di due settimane fa, se fossero arrivati prima, avrebbero fatto 6-7 quintali di differenza”.

E il timore riguarda anche la prossima stagione. “Con questo clima nessuno pianta più girasole. Già il seme è più caro e se le stagioni sono siccitose non conviene rischiare”. Una situazione che potrebbe spingere gli agricoltori a valutare colture alternative, come colza, cece e coriandolo. Sul fronte delle quotazioni, invece, Paccagnani prevede un aumento dei prezzi, anche alla luce delle difficoltà produttive registrate in altri Paesi europei, Spagna compresa.

Nel Maceratese le semine tardive recuperano

Situazione diversa nel Maceratese. Qui la raccolta è partita con rese molto basse, ma nel corso delle settimane il quadro è progressivamente migliorato, come racconta Stefano Centanni impegnato nelle aree di Cingoli, Filottrano, Montefano e Appignano

Quando siamo partiti la raccolta è stata davvero scarsa. Poi la forbice si è un po’ aperta e ora sta andando discretamente bene. Da una resa media di 15 quintali per ettaro ora stiamo raccogliendo sui 25”. Anche in questo caso la differenza è legata soprattutto a qualità dei terreni e tempi di semina. Le piante seminate molto presto hanno sofferto maggiormente le alte temperature e lo stress idrico, mentre quelle seminate a maggio stanno dando risultati migliori.

È strano perché di solito è il contrario: la semina tardiva non è mai troppo fruttuosa” osserva Centanni. Quest’anno, invece, le colture più tardive hanno beneficiato delle piogge della prima settimana di luglio in alcune zone della provincia e di quelle cadute circa due settimane fa. In alcune aree non sono mancati grandinate ed eventi estremi, ma le precipitazioni hanno comunque consentito alle piante di affrontare meglio la fase decisiva del ciclo.

Anche il peso specifico si sta alzando e le piante della seconda semina, così come quelle delle prime semine tardive, si presentano in buone condizioni. Il bilancio resta comunque negativo rispetto allo scorso anno: “Siamo a un 20% in meno di raccolto” precisa Centanni. Un risultato che, però, appare migliore rispetto ad altre zone della provincia e della regione. La raccolta dovrebbe anche qui concludersi entro la fine di settembre.