Chiaro, ricco e puntuale il contributo portato da Confagricoltura Marche all’Osservatorio Regionale per le Politiche Agricole e lo Sviluppo Rurale di Loreto. Lo ha illustrato Mauro Acciarri, vicepresidente regionale, in un intervento in cui ha toccato le diverse criticità che il settore primario sta attraversando nelle Marche.

AGGREGARE L’OFFERTA – Innanzitutto il tema della frammentazione. Per far fronte alle sfide ambientali, di occupazione, di produzione di qualità e di quantità, è stato sottolineato, c’è bisogno della presenza e dell’attività forte di realtà consistenti che, possibilmente con ulteriori alleanze e collaborazioni tra loro, siano presenti e reattive in un mercato sempre più difficile e competitivo, con una consistente quantità di produzione lorda vendibile di prodotti agricoli di qualità, creando ulteriori posti di lavoro e producendo benessere e contribuendo ad evitare l’abbandono dei territori interni.

L’intervento di Mauro Acciarri

Il supporto delle istituzioni e della politica, in tale ambito, deve essere impostato in un piano di strategia regionale di sistema, che abbia una visione quantomeno di medio periodo e che non si limiti a una distribuzione di aiuti puntuali o a pioggia che hanno, nel migliore dei casi, un effetto benefico solo a breve, specie quando si focalizzano su una agricoltura da quasi da orto, pseudo familiare, o da giardino. Dobbiamo far sì, ha insistito il rappresentante di Confagricoltura, che i nostri agricoltori non “coltivino “ i contributi, ma che sviluppino organicamente produzioni sostanziose e di qualità, aiutati anche dai contributi previsti dalla Pac e dalle altre norme specifiche. Insomma: un’agricoltura come produttrice di ricchezza ed occupazione e non mera recettrice di aiuti.

GRANO E GIRASOLE – Con queste premesse, Confagricoltura ha ribadito due concetti precisi. Il primo: si parta con un’analisi, seria, dei contributi erogati dalla Regione negli ultimi 15 anni, vale a dire negli ultimi due Psr, andando a vedere dove, per cosa e per quali categorie di coltivazioni o investimenti sono stati utilizzati. Questa è l’unica via per poter valutare sia gli effetti positivi prodotti che le tante mortalità delle aziende che hanno ricevuto gli aiuti. Perché continuare a distribuire soldi solo per poter fare qualche comunicato stampa od accontentare qualche elettore, anche su settori destinati a morire, è senza logica.

Secondo concetto: partiamo dalle attività che fanno parte del dna agricolo regionale, senza rincorrere colture improbabili, di moda o purtroppo non più attuabili. Puntiamo su quelle che ancora riescono a garantire reddito agli agricoltori e che, nonostante le mille difficoltà, restano grano duro e girasole – le cui superfici si stanno pericolosamente riducendo a causa di costi di produzione sempre più elevati e ricavi ridotti all’osso – premiando e supportando chi decide di seminare queste colture che non solo ci sfamano, ma rendono anche unico il nostro paesaggio.

La delegazione di Confagricoltura

ZOOTECNIA – Ampliando l’orizzonte, altri temi prioritari sono stati portati all’attenzione dell’assessore da parte di Confagricoltura: come quello delle Marche come penultima regione italiana per la consistenza di capi bovini,nonostante siano la culla del terzo gruppo italiano per la trasformazione casearia (Cooperlat-Trevalli) e diano il nome ad una delle 5 razze a manto bianco italiano, tra l’altro un IGP, la Marchigiana che proprio nella nostra regione rischia di scomparire

Una agonia che ha visto negli ultimi 15 anni la chiusura di molte aziende zootecniche, a causa del crollo del prezzo di latte e carne, non più in grado di sostenere i costi eccessivi di gestione (energetici, alimentazione, costi burocratici etc…) Proprio per l’esigua marginalità, sarebbe impossibile ammortizzare l’investimento per la realizzazione di una nuova struttura zootecnica, quindi, se una stalla chiude, non verrà sostituita da un’altra.

Se i bovini se la passano male, ha evidenziato Confagricoltura, non meglio è il comparto suinicolo, dove anche qui si perdono progressivamente allevamenti e capi.

Non da meno il problema dei mattatoi, perché anche le strutture a sevizio della zootecnia hanno la loro importanza. Sui mattatoi vanno investite risorse per l’ammodernamento e soprattutto evitare di affidarli a coloro che poi li portano alla chiusura.

Connesso al tema della zootecnica due problematiche tutt’altro che irrilevanti: da un lato la coltivazione dell’erba medica con oltre 70.000 ettari impegnati e prodotto che in minima parte rimane in regione, quando sarebbe opportuno cercare un sistema che consenta di garantire un giusto profitto per il produttore e, al contempo, l’accessibilità ad un prodotto di alta qualità per un comparto in difficoltà; dall’altro l’opportunità che le risorse per la zootecnica non venissero concentrate su piccole realtà zootecniche di montagna o marginali che stanno via via scomparendo (semmai per la montagna utilizzare altri strumenti), trovando un sistema per sostenere gli allevamenti in pianura anch’essi bisognosi di supporto.

VITIVINICOLTURA – Non va meglio nel settore vitivinicolo, è stato rimarcato da Confagrucoltura, che sta vivendo un generale momento di difficoltà, anche a livello nazionale e di esportazione. Inn ambito regionale il quadro è appesantito dalla grave situazione di crisi di alcune importanti realtà cooperative che hanno creato danni importanti specie ai piccoli viticoltori e conferitori di uve. L’auspicio è che le istituzioni intervengano con un piano di promozione, in Italia ed all’estero, nella redazione, esecuzione e controllo del quale gli imprenditori è bene che abbiano forte ed efficace voce in capitolo fin dalla impostazione dello stesso. I nostri vini sono tra i più premiati d’Italia, ha osservato Confagricoltura: è ora che il grande pubblico dei consumatori nazionali ed esteri ,ne venga efficacemente informato ed abbia finalmente il piacere di consumarli al giusto prezzo!

ORTICOLE – Auspicato anche un supporto alle colture orticole industriali: sono state investite risorse importanti per l’efficentamento dei stabilimenti marchigiani e poi si demandano altre regioni per la coltivazione di colture che devono alimentare tali stabilimenti. Di qui l0’invito a riequilibrare le risorse finanziare relative all’agroambiente tra il biologico e le altre misure, dando uno spazio drasticamente più importante al basso impatto ambientale / lotta integrata affinché non siano riservate somme irrilevanti che rendono scarsamente appetibili tale misure.

UNGULATI – Ultimo tema, ma non per importanza, quello degli ungulati e dei danni creati sia alle produzioni agricole che agli allevamenti allo stato brado. Un tema sul quale si chiede un’azione più incisiva della Regione, oltre al pieno riconoscimento e rimborso dei danni registrati nel settore primario da cinghiali, lupi e le altre specie di fauna selvatica.

GESTIONE IDROGEOLOGICA – Non è tema di esclusiva pertinenza agricola, ma Confagricoltura ritiene non più rinviabile anche assicurare incentivi e facilitazioni burocratiche per manutenzione e realizzazione di opere utili alla gestione idrogeologica del territorio: soprattutto fondi per la rimessa in opera di laghetti collinari e per la realizzazione di nuovi.