di Francesco Cherubini
Nelle Marche l’estate rischia di trasformarsi nel punto di rottura per molti allevamenti da latte. Non è soltanto una questione di temperature elevate, ma l’effetto combinato di un caldo arrivato prima del consueto, di periodi prolungati di afa, della riduzione della produzione e di costi di gestione che continuano a rimanere elevati.

A lanciare l’allarme è Antonio Trionfi Honorati, a capo di una delle più importanti realtà marchigiane dell’allevamento bovino e bufalino e presidente di Confagricoltura Ancona. La fotografia è quella di una situazione «drammatica», peggiore rispetto agli anni precedenti. «Il caldo – spiega l’allevatore – è iniziato già a giugno, mese che in passato garantiva condizioni generalmente più favorevoli. Da allora si sono susseguiti periodi con temperature intorno ai 36 gradi durante il giorno e 28 durante la notte».
Per una vacca da latte non si tratta di una semplice condizione meteorologica sfavorevole. Lo stress da caldo provoca una riduzione dell’ingestione di alimento, aumenta il consumo di acqua e costringe l’animale a destinare più energie alla termoregolazione, sottraendole alla produzione. Le conseguenze possono riguardare anche salute e fertilità.
Da 30 litri a 20-25
Il dato fornito da Trionfi Honorati rende immediatamente la dimensione del problema: «una vacca che in condizioni normali produce circa 30 litri di latte al giorno può scendere, durante i periodi di maggiore caldo, a 20-25 litri. Una perdita superiore al 25 per cento che, se protratta per settimane, incide pesantemente sui bilanci aziendali.
Il danno, inoltre, non si esaurisce con il latte prodotto in meno. Le alte temperature possono provocare problemi riproduttivi, con calori meno evidenti e minori probabilità di concepimento. Una parte degli effetti dell’estate può quindi manifestarsi anche nei mesi successivi, condizionando la gestione della mandria e la programmazione produttiva».
Per gli allevatori marchigiani si tratta di un’ulteriore difficoltà in un comparto che già deve fare i conti con costi elevati per mangimi, energia, personale, veterinari e gestione delle strutture. E proprio durante le ondate di calore aumentano le spese necessarie per mantenere gli animali nelle condizioni migliori: ventilatori, sistemi di raffrescamento, pompe e impianti per garantire una costante disponibilità d’acqua devono lavorare più a lungo.
Il paradosso è evidente: quando diminuiscono i litri prodotti, aumentano alcune delle spese necessarie per produrli.
Il nodo del prezzo alla stalla
Al problema climatico si aggiunge quello economico. Trionfi Honorati segnala una difficoltà a riportare stabilmente il prezzo del latte sopra i 50 centesimi al litro, richiamando gli impegni assunti al tavolo nazionale del latte.
L’accordo raggiunto nel 2026 prevede un aumento progressivo del prezzo base, con 48 centesimi al litro per luglio e agosto, 49 centesimi per settembre e ottobre e 50 centesimi per novembre e dicembre, oltre a Iva e componenti legate alla qualità. L’intesa riguarda i quantitativi entro la media produttiva aziendale del 2025, mentre le eventuali eccedenze sono lasciate alla trattativa tra produttori e industria.
È una progressione che va nella direzione richiesta dagli allevatori, ma che lascia comunque il settore sotto pressione proprio nei mesi più difficili dell’anno. Secondo Trionfi Honorati, inoltre, «non tutte le aziende della filiera lattiero-casearia riescono a recepire pienamente gli aumenti previsti».
Il risultato è una vera e propria tenaglia: da una parte si producono meno litri, dall’altra i costi restano elevati e il prezzo alla stalla non garantisce ancora margini sufficienti.
La fragilità della zootecnia marchigiana
La zootecnia da latte delle Marche ha dimensioni inferiori rispetto ai grandi distretti della Pianura Padana, ma rappresenta una componente importante dell’agricoltura regionale. Ed è proprio questo uno dei punti sui quali insiste Trionfi Honorati: la crisi deve essere affrontata insieme, Regione e mondo agricolo, individuando progetti in grado di giustificare un’iniezione di risorse e, contemporaneamente, di aiutare le aziende a superare le difficoltà di accesso al credito.
«La Regione Marche – sottolinea il presidente di Confagricoltura Ancona – è consapevole delle difficoltà e sta prestando attenzione alla situazione. Ora, però, occorre passare dall’emergenza a una strategia. Perché il problema non è soltanto quanto latte manca oggi. È capire quante aziende saranno ancora in grado di produrlo domani».