di Alberto Maria Alessandrini
Dopo un inizio d’anno segnato da un meteo implacabile, con settimane di piogge insistenti che tra gennaio e febbraio hanno reso i terreni impraticabili, i trattori sono ricomparsi finalmente nei nostri campi. Con il ritorno di una finestra di bel tempo coincisa con la fine di febbraio e questi primi giorni di marzo, per gli agricoltori marchigiani è iniziata una vera e propria corsa contro il tempo per la prima concimazione di copertura.
Sia il grano tenero che il grano duro si trovano in un momento decisivo del loro ciclo vitale: la fine della fase di accestimento e l’inizio della levata (la cosiddetta “alzata”). In questo stadio, la pianta definisce il numero di culmi produttivi e, di conseguenza, il potenziale produttivo della spiga.
A fare il punto della situazione è Stefano Biagetti, agronomo del Consorzio Agrario di Ancona, che sottolinea l’urgenza dell’intervento: “Le giovani piante hanno una necessità impellente di nutrimento. Dopo il dilavamento causato dalle forti piogge invernali, le riserve di azoto nel suolo sono ridotte. Ritardare ulteriormente la distribuzione del fertilizzante potrebbe avere ripercussioni serie sul corretto accestimento della pianta e sul vigore generale della coltura.”
Nelle Marche, la pratica della concimazione localizzata alla semina è ancora limitata a poche realtà; la stragrande maggioranza delle aziende affida la nutrizione del cereale proprio a questo primo passaggio tardo invernale, rendendolo di fatto fondamentale.
Per rispondere prontamente alle esigenze del grano in questa fase, le strategie nutrizionali si concentrano su due tipologie di concime:
· Nitrato Ammonico: ideale per una risposta immediata della pianta grazie alla sua frazione nitrica di pronto effetto, fondamentale per “svegliare” il grano dopo il ristagno idrico.
· Urea: spesso utilizzata per garantire una disponibilità di azoto più graduale nel tempo, sostenendo la pianta durante l’imminente fase di levata.
L’obiettivo attuale non è solo alimentare la pianta, ma permetterle di recuperare lo stress subito dall’eccesso di umidità.“Intervenire ora, -conclude Biagetti – significa garantire la struttura della pianta che porterà il raccolto a giugno. Un grano ben nutrito in questa fase è un grano più resistente anche agli eventuali stress termici che potrebbero verificarsi in primavera.”
I tecnici raccomandano di monitorare attentamente la portanza dei terreni per evitare costipamenti eccessivi, ma di sfruttare ogni ora di sole per completare le operazioni prima del prossimo peggioramento meteo.