Non è stato un semplice saluto istituzionale, come in molti si sarebbero aspettati dato il contesto, ma un vero e proprio manifesto etico e programmatico quello consegnato da mons. Fabio Dal Cin, Arcivescovo Delegato Pontificio di Loreto, alla platea di “Marche in campo” in occasione dell’Osservatorio Regionale sull’Agricoltura. Nel cuore del Santuario Mariano, l’intervento del prelato ha rappresentato uno dei momenti di massima intensità dell’Osservatorio regionale per le Politiche Agricole, scuotendo la platea con un’analisi che ha saputo unire la spiritualità della terra alle dure necessità del mercato.

L’Arcivescovo Mons. Fabio Dal Cin

L’Arcivescovo ha aperto il suo discorso ponendo l’accento su una sfida che è insieme demografica ed economica: il ricambio generazionale. Per mons. Dal Cin, il passaggio di testimone nelle aziende agricole non è un automatismo, ma un “investimento strategico” per l’intera comunità marchigiana. Non si tratta solo di ereditare ettari di terra, ma di farsi carico di un’identità millenaria che rischia di scomparire se non adeguatamente sostenuta.

Il passaggio più incisivo, che ha acceso un lungo applauso tra gli intervenuti in Sala Macchi, ha riguardato poi la sostenibilità economica della vita rurale. Con estremo pragmatismo, l’Arcivescovo ha ricordato che, nonostante l’agricoltura sia probabilmente il lavoro che offre la più alta qualità della vita, essa deve garantire anche una dignitosa redditività. “Senza un profitto reale e prospettive di futuro – è stato il senso del suo appello – non possiamo chiedere ai nostri giovani di restare nelle aree interne a presidiare il territorio”. Un richiamo diretto alle istituzioni affinché la burocrazia e le dinamiche di mercato non soffochino il valore prodotto dal lavoro manuale.

Un momento dell’incontro di Loreto

Mons. Dal Cin ha poi elevato la figura dell’agricoltore a “custode della bellezza”, citando le colture simbolo delle Marche, prima fra tutte il grano duro. Eccellenze che non sono solo merci ma elementi che disegnano il paesaggio e definiscono l’armonia tra uomo e natura. Difendere il prodotto agricolo marchigiano significa, dunque, difendere sia il reddito delle imprese che il paesaggio stesso e la salute dei cittadini.

Ulteriore passaggio molto apprezzato quello sulla destinazione dei fondi pubblici e sul corretto uso di bandi ed incentivi: “Anziché chiedere ‘soldi a pioggia’, serve un’analisi rigorosa di come sono stati usati i fondi erogati negli ultimi anni”  ha evidenziato l’Arcivescovo “per capire davvero dove e per quali investimenti sono stati realmente efficaci”.

In chiusura, lo sguardo si è allargato oltre i confini regionali per toccare i temi della pace e della giustizia sociale. Mons. Dal Cin ha lanciato un monito potente: la vera sicurezza dei popoli non si costruisce con gli armamenti, ma con la sicurezza alimentare. Citando il Profeta Isaia (“Forgeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci.”) ha quindi ricordato come investire nello sviluppo rurale e nel sostegno a chi lavora la terra sia l’unico modo per edificare una pace duratura e contrastare le povertà che generano conflitti.

Un intervento sentito, non di circostanza, sicuramente fra i più apprezzati dell’intera giornata. Una voce autorevole che è stata capace, più di tanti altri, non solo di dare voce alle istanze di un settore molto spesso inascoltato ma anche di riassumere i punti cardine sui quali sviluppare le politiche agricole regionali future.