di Raffaello De Crescenzo

“Bisogna prendere atto della situazione: prima di tutto si tratta di un prodotto che non fa male. Poi che possa piacere o meno, è soggettivo. La moderazione, con le bevande alcoliche, è un approccio mentale da chiarire sempre”.

Federico Castellucci

Federico Castellucci, riconfermato presidente di Confagricoltura Marche ha l’esperienza dalla sua per parlare di un tema, quello del vino dealcolato, a cui Marche Agricole si è recentemente interessata. Già Direttore Generale dell’OIV (Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino) e presidente della Federazione Vinicola di Confagricoltura nazionale, Castellucci mette in chiaro: “Il vino si beve per il suo aroma ed il suo gusto; per dealcolarlo bisogna sottoporre il prodotto di partenza ad una serie di passaggi, impegnativi e costosi, che ci lasciano, come prodotto residuo, l’alcol, la cui rimozione fa si che si perda anche un grande vettore di profumi”.

Presidente Castellucci, a questo punto, dunque, cosa possiamo fare? Aggiungere altre sostanze, come aromi e glicerolo?
“Si può fare, ma in questo modo andiamo a produrre qualcosa di diverso dal vino. Cerchiamo, allora, di ottenere direttamente uve con un grado zuccherino più basso, ma abbassando le rese, non si ottengono uve meno cariche dal punto di vista zuccherino, tutt’altro…”

Bisogna, inoltre, riuscire a trovare un equilibrio tra sapore e contenuto alcolico, considerando anche che l’OMS non distingue tra alcol distillato e fermentato e ciò che conta è l’assunzione di alcol complessiva, fattore che coinvolge l’educazione delle persone…
Si potrebbe anche considerare la realizzazione di linee di prodotti a cui aggiungere acqua gassata abbassandone così il grado, anziché complicarsi la vita con la dealcolazione. Lo spritz originale, ad esempio, nacque con l’aggiunta di acqua al vino, proprio per abbassarne la gradazione alcolica e dissetare al tempo stesso” continua Castellucci che  evidenzia l’importanza, per i produttori di vino, di stare sempre al passo coi tempi ed operare scelte opportune per mantenere una certa godibilità del prodotto.

“Il vino dealcolato sta facendo registrare un crescente interesse; tuttavia questo prodotto porta con sé problemi di stabilizzazione, per cui è obbligatorio riportare la data di scadenza. Sono vini che non possono fregiarsi della Denominazione di Origine, perché questi prevedono una determinata gradazione alcolica – aggiunge ancora Castellucci -. Il vino parzialmente dealcolato, inoltre, non può provenire dal taglio tra una partita di vino ed una di vino dealcolato, in quanto la riduzione del tenore alcolico deve provenire dall’applicazione di uno o più processi di dealcolazione e non dalla miscelazione di partite di vino con differenti requisiti”.

Non bisogna, dunque, esser chiusi verso questo prodotto, ma è necessario trovare la strada giusta, studiando e non allontanandosi troppo dalla bevanda di partenza. Oppure pensare a realizzare una bevanda a base di vino, con tutta una serie di ingredienti aggiunti… Tuttavia, se riuscissimo a recuperare una parte dei consumi della birra analcolica, iniziando a parlare ai giovani e ad una certa tipologia di consumatori attraverso i vini dealcolati, perché no?