di Alberto Maria Alessandrini

La prolungata e complessa situazione geopolitica internazionale continua a far sentire i suoi effetti devastanti sui costi energetici e sull’approvvigionamento delle materie prime. In questo scenario di costante incertezza, il settore agricolo si trova in prima linea nel subire gli shock dei prezzi dei carburanti, fattore che incide direttamente sui costi di produzione, dalla lavorazione dei campi fino alla distribuzione.

È in questo contesto di tensione che si inserisce il recente sblocco, da parte del governo, dei 90 milioni di euro destinati ad alleviare l’impatto del caro-gasolio sulle aziende agricole. Un intervento atteso e presentato dagli annunci istituzionali come una boccata d’ossigeno fondamentale per garantire la continuità produttiva del comparto.

Tuttavia, ad un’analisi più approfondita e rigorosa della misura, traspare quanto meno una certa leggerezza comunicativa nella presentazione del provvedimento. Il messaggio fatto passare a livello mediatico ed istituzionale prefigura un taglio netto del 20% sui costi del carburante a beneficio diretto delle imprese agricole. Ma la realtà operativa descritta dai decreti attuativi presenta contorni decisamente differenti.

Il contributo massimo pari al 20% della spesa sostenuta non è affatto garantito a monte. La norma prevede infatti che la percentuale del 20% verrà riconosciuta esclusivamente nell’eventualità in cui il monte complessivo delle richieste pervenute rientri interamente nel plafond dei 90 milioni di euro stanziati.

Qualora – come ampiamente prevedibile data la vasta platea di aziende colpite dai rincari -l’ammontare totale delle domande ammissibili dovesse superare il plafond previsto, si procederà ineluttabilmente a un riparto proporzionale.

Ciò significa che quello che viene fatto passare come un “taglio netto” sarà realmente tale solo alla fine dell’invio delle domande:

  •  se le richieste restano nel plafond dei 90 milioni: l’aiuto del 20% verrà erogato per intero;
  • se le richieste superano la dotazione: la percentuale spettante a ciascun agricoltore verrà ricalcolata al ribasso in quota proporzionale.

Ma al netto della reale efficacia della misura, gli agricoltori dovranno comunque restare in attesa delle istruzioni definitive che rilascerà AGEA. Al momento si sa che l’agevolazione riguarderà l’acquisto di gasolio e benzina utilizzati per i mezzi impiegati nell’attività agricola e il combustibile destinato al riscaldamento delle serre orticole. Come periodo di riferimento, invece, rilevano esclusivamente le fatture di acquisto emesse nei mesi di marzo, aprile e maggio 2026.

Il credito, poi, sarà calcolato unicamente sulla spesa al netto dell’IVA e non sul lordo fattura con un tetto massimo di 50.000 euro.

La domanda andrà inoltrata tramite la piattaforma di AGEA, che rimarrà aperta per una finestra di almeno 20 giorni ed attivata entro il 30 settembre 2026. Prima dell’apertura dello sportello occorrerà verificare la correttezza dell’anagrafica (CF, P.IVA, sede), l’aggiornamento del fascicolo aziendale e definire le deleghe di trasmissione (titolare, consulente fiscale o CAA).

Il credito, infine, non verrà erogato tramite bonifico sul conto corrente, ma andrà utilizzato in compensazione tramite modello F24 entro il 31 dicembre 2026.